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Negli anni di Mokum

Patrizia Filia • boek • paperback

  • Samenvatting
    Primi anni Ottanta del secolo scorso. Poco tempo dopo il loro incontro a Torino, la danzatrice Patrizia Filia viaggia con il mimo e regista teatrale Will Spoor alla volta di Mokum, dove vivranno e lavoreranno insieme. Trentatre anni più tardi lei rimembra quel tempo trascorso. Scavando nella memoria il passato riappare come presente.

    La grande curiosità e vasta gamma di interessi dell’autrice fanno del ricordo Negli anni di Mokum un viaggio attraverso la Storia. ‘Mokum’ è l’appellativo in yiddish di Amsterdam.

    Patrizia Filia è regista teatrale, scrittrice e poetessa. È inoltre direttore artistico della fondazione De LuiaardVrouwe. Nel 1996 ha pubblicato in Olanda il monologo Medea, nel 2013 la raccolta di poesie De schaduw van het park (L’ombra del parco), nel 2015 il dialogo Sapfo, een dichteres van Lesbos (Sapfo, una poetessa di Lesbo) e la raccolta di poesie Kop leeg (Testa vuota), nel 2016 In de Mokumse jaren, l’originale in olandese del ricordo.
  • Productinformatie
    Binding : Paperback
    Distributievorm : Boek (print, druk)
    Formaat : 148mm x 210mm
    Aantal pagina's : 293
    Uitgeverij : de LuiaardVrouwe
    ISBN : 9789082623215
    Datum publicatie : 04-2017
  • Inhoudsopgave
    niet beschikbaar
  • Reviews (8,5 uit 1 reviews)

    27-06-2017
    Limpido e accattivante
    Negli anni di Mokum e un libro affascinante ed interessante, scritto in maniera limpida ed accattivante. Leggendo il libro si ha l’impressione di intraprendere un viaggio accanto all’autrice che ci porta a scoprire la vita culturale di Amsterdam (e dintorni) negli anni Ottanta. Si viaggia attraverso un caleidoscopio di personaggi, situazioni, sentimenti e riflessioni, rappresentazioni teatrali e di danza, passeggiate e chiacchierate, ma anche colori, profumi, sapori. Tutto concorre a trarre in vita le memorie dell’autrice, ma anche le memorie storiche e quelle di una citta che in quegli anni attraversa un periodo di vitalita culturale unico. I capitoli, numerati ma senza titolo, segnano le pause allo snodarsi di un racconto che, pero, si legge tutto di un fiato e non si vorrebbe mai veder finire. Samantha


    Geplaatst door uit Dordrecht
    Waardeert het boek met een 8.5 uit 10

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Fragment uit het boek

Venerdì 31 luglio 1981. Ore 21:05.
Il Rheingold Trans Europe Express 6/7 ha appena lasciato la stazione. La sua sagoma rosso-crema accelera con destinazione Mokum via Svizzera e Germania. L’arrivo è previsto per il giorno dopo, di mattino presto. Sarà un lungo viaggio per monti, laghi, fiumi, castelli, paesi, città. Romantico. Non ci sarà da vedere molto, una volta calata la notte.
Nel vagone ristorante la cena è squisita e il vino di buona annata. Due camerieri si spostano come funamboli, i vassoi di portata in equilibrio sulle mani, i tovaglioli candidi sugli avambracci. Servendo il vino ruotano inavvertitamente la bottiglia in modo tale che nemmeno una goccia cada sulla tovaglia e, per non lasciare nulla al caso, tergono con un tovagliolo l’imboccatura della bottiglia con gesto svelto e accurato, e poi chinano il capo e dicono in tedesco: “Prego.” Se il treno rallenta, quasi si ferma, si odono schricchiolare le loro scarpe tirate a lucido.
L’uomo, seduto dall’altra parte del tavolino, mangia lentamente, in modo educato. I gomiti non poggiano sul tavolo ma sono sciolti dal resto del corpo; non mette in bocca bocconi grossi, mastica con la bocca chiusa, parla con la bocca vuota; non indica con le posate, meno che mai col coltello; non produce rumori quali rutti, biascicamenti o lappate. Ogni tanto si ferma e sorseggia, gusta e ingoia in silenzio. Si è terso le labbra prima di sorseggiare? Quella sera probabilmente lo ha fatto ma dopo, a Mokum, non più.
È vestito di blu indaco: pantaloni e giacca. Abiti da lavoro manuale. Sotto la giacca una camicia bianca senza colletto. Giorni prima si è fatto accorciare i lunghi capelli grigi da un barbiere a Torino, come pure la lunga barba. A ben guardarlo si nota una certa somiglianza con un vecchio in un dipinto di Vincent van Gogh; o meglio: col tempo finirà per assomigliargli molto. Un anello d’argento gli cinge il mignolo sinistro, è un cucchiaino arrotondato realizzato da un amico artista e vetrinista di Torino.

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